L’utilizzo delle acque di pozzo è molto diffuso in ambito domestico, agricolo e industriale.
Tuttavia, l’acqua estratta da falde sotterranee non è automaticamente potabile.
In Italia l’uso delle acque di pozzo è regolato da una normativa precisa che distingue tra uso potabile e uso non potabile.
Conoscere le regole è fondamentale per evitare sanzioni e soprattutto per tutelare la salute delle persone.
Per acqua di pozzo si intende l’acqua prelevata da falde sotterranee tramite perforazioni, trivellazioni o pozzi artesiani.
Questa acqua può essere utilizzata per diversi scopi, ma non è assimilabile automaticamente all’acqua dell’acquedotto.
La qualità dipende da profondità, geologia del terreno, attività antropiche e stato della falda.
I pozzi si distinguono in base alla profondità e alla modalità di captazione.
I più comuni sono i pozzi superficiali, i pozzi profondi e i pozzi artesiani.
Ogni tipologia presenta rischi differenti di contaminazione chimica e microbiologica.
La regolamentazione delle acque di pozzo deriva da norme nazionali, regionali e locali.
Non esiste un’unica legge specifica, ma un insieme di provvedimenti coordinati.
Il Decreto Legislativo 152/2006 disciplina la tutela delle acque sotterranee.
Regola la derivazione, l’utilizzo e la protezione delle risorse idriche.
Stabilisce che il prelievo di acqua da pozzo è soggetto ad autorizzazione o concessione.
Questo decreto recepisce la direttiva europea sulle acque potabili.
Stabilisce i requisiti di qualità per l’acqua destinata al consumo umano.
Si applica anche alle acque di pozzo utilizzate per bere, cucinare o lavarsi.
Le Regioni disciplinano modalità di perforazione, autorizzazioni e controlli.
I Comuni possono imporre ulteriori obblighi tramite regolamenti locali.
È sempre necessario verificare le disposizioni dell’ente territoriale competente.
La realizzazione di un pozzo non è libera.
È obbligatorio presentare una richiesta di autorizzazione prima della perforazione.
In molti casi è richiesta una relazione geologica firmata da un tecnico abilitato.
Per l’utilizzo continuativo dell’acqua è necessaria una concessione di derivazione.
La concessione stabilisce quantità massime prelevabili e durata nel tempo.
Il mancato rispetto può comportare sanzioni amministrative e penali.
La legge distingue chiaramente tra uso potabile e uso non potabile dell’acqua di pozzo.
Questa distinzione ha conseguenze dirette sugli obblighi di controllo.
L’acqua può essere usata per irrigazione, lavaggi, impianti industriali o antincendio.
Non è richiesto il rispetto dei parametri di potabilità.
Devono comunque essere evitati rischi ambientali e contaminazioni della falda.
Se l’acqua è destinata al consumo umano, si applicano i limiti del D.Lgs. 18/2023.
È obbligatorio effettuare analisi chimiche e microbiologiche periodiche.
Il responsabile dell’impianto è tenuto a garantire la sicurezza dell’acqua.
Le analisi sono lo strumento principale di controllo.
Devono essere eseguite da laboratori accreditati.
Vengono ricercati batteri indicatori di contaminazione fecale.
Tra questi rientrano Escherichia coli ed enterococchi.
La loro presenza rende l’acqua non idonea al consumo umano.
Comprendono nitrati, metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze pericolose.
Molti contaminanti sono di origine agricola o industriale.
Il superamento dei limiti impone interventi di trattamento o il divieto d’uso.
Il proprietario del pozzo ha precise responsabilità.
È tenuto a mantenere l’impianto in buono stato.
Deve conservare i risultati delle analisi e renderli disponibili in caso di controlli.
Il pozzo deve essere protetto da infiltrazioni superficiali.
È necessario evitare ristagni d’acqua e fonti di contaminazione nelle vicinanze.
Una cattiva manutenzione aumenta il rischio di inquinamento microbiologico.
L’uso non conforme dell’acqua di pozzo può comportare sanzioni.
In caso di danni alla salute possono configurarsi responsabilità civili e penali.
L’assenza di autorizzazioni o analisi è una violazione grave.
Le acque di pozzo rappresentano una risorsa importante.
Il loro utilizzo richiede però attenzione, competenza e rispetto delle norme.
Solo una corretta gestione garantisce sicurezza, legalità e tutela della salute pubblica.