Qualità dell’acqua di piscina: perché monitorarla sempre, anche se è “solo” privata

La piscina privata ha un’aura rassicurante.
È in giardino.
È di famiglia.
La usano “sempre le stesse persone” e quindi, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere automaticamente più sicura di una piscina pubblica.

In realtà l’acqua non sa chi la usa.
Non distingue tra ospiti paganti, amici o parenti.
Reagisce solo a una cosa: a come viene gestita.
E se viene gestita male, diventa rapidamente un ambiente perfetto per problemi igienico-sanitari, anche seri.

Monitorare la qualità dell’acqua di piscina non è un vezzo da tecnici, ma un’esigenza reale di salute, prevenzione e buon senso.
Vale per le piscine pubbliche, ma vale anche per quelle private, dove spesso il controllo è più superficiale proprio perché manca un obbligo percepito come “formale”.

L’acqua di piscina è un sistema vivo

Dal punto di vista tecnico, l’acqua di piscina è un sistema vivo.
Riceve sudore, saliva, urine, residui di creme solari, capelli, cellule della pelle, polveri, insetti, foglie e tutto ciò che il vento e i bagnanti portano dentro.
A questo si aggiunge l’azione del sole, della temperatura e dei trattamenti chimici.
Se non si controllano i parametri fondamentali, l’equilibrio si rompe in fretta.

I parametri da controllare

I parametri principali da monitorare sono ben noti: pH, cloro libero, cloro combinato, torbidità, alcalinità, durezza, temperatura e carica microbiologica.

pH e disinfezione

Il pH è il vero direttore d’orchestra.
Se è troppo basso l’acqua diventa aggressiva per pelle, occhi e materiali.
Se è troppo alto il disinfettante perde efficacia e i microrganismi ringraziano.

Il cloro libero deve essere presente in concentrazione adeguata, né troppo poco né troppo.
Poco cloro significa rischio microbiologico.
Troppo cloro significa irritazioni, odori forti e formazione di sottoprodotti indesiderati come le clorammine, responsabili del classico odore pungente da piscina “che sembra pulita ma in realtà non lo è”.

Torbidità e Temperatura

La torbidità racconta se l’acqua è davvero limpida o solo apparentemente tale.
Un’acqua torbida non è solo sgradevole, ma indica scarsa filtrazione o accumulo di sostanze organiche che diventano nutrimento per i batteri.

La temperatura elevata, tipica delle piscine estive o riscaldate, accelera tutti i processi biologici.
Più è calda l’acqua, più velocemente cresce la carica microbica se il controllo non è rigoroso.

Rischio microbiologico anche nelle piscine private

Sul piano microbiologico, anche una piscina privata può diventare un problema serio.
Batteri come Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, enterococchi e, in certe condizioni, anche Legionella negli impianti di ricircolo e docce, possono trovare spazio se la disinfezione è discontinua o mal gestita.

Gli effetti non sono solo teorici.
Si va da otiti, dermatiti e congiuntiviti fino a infezioni più importanti nei soggetti fragili, bambini o anziani.

Normativa e responsabilità

Dal punto di vista normativo, in Italia il riferimento storico per le piscine ad uso pubblico è l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003.
Questo documento definisce i requisiti igienico-sanitari, i parametri dell’acqua e le modalità di controllo.

A questo si affiancano le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, in particolare quelle del 2014 sulla prevenzione del rischio microbiologico e della Legionella nelle strutture natatorie.

Esistono inoltre norme tecniche come la UNI 10637 sugli impianti di circolazione e filtrazione e la serie UNI EN 16713 che regolano progettazione, gestione e trattamento dell’acqua di piscina.

Per le piscine private non sempre esiste un obbligo formale identico a quello delle strutture aperte al pubblico.
Questo però non significa che non esistano responsabilità.
Chi possiede una piscina è responsabile della sicurezza di chi la utilizza.
In caso di problemi sanitari, dimostrare di aver monitorato l’acqua, di aver eseguito controlli e manutenzioni regolari, fa la differenza tra un evento sfortunato e una negligenza.

Controlli corretti = meno sprechi

Monitorare l’acqua di piscina serve anche per evitare sprechi e interventi inutili.
Senza misure corrette si tende a “andare a naso”, aggiungendo prodotti a caso.
Un po’ più di cloro.
Un po’ di correttore di pH.
Magari un flocculante “per sicurezza”.

Il risultato spesso è un’acqua chimicamente instabile, con oscillazioni continue che stressano impianto, materiali e bagnanti.
Con dati analitici chiari, invece, si interviene solo dove serve e nella misura giusta.

L’importanza dell’impianto

Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’impianto.
Filtri sporchi, sabbie esauste, cartucce mai sostituite, tubazioni con biofilm sono nemici silenziosi.

Anche con una buona disinfezione, se il sistema di filtrazione è inefficiente, l’acqua non potrà mai essere davvero sicura.
Monitorare i parametri significa anche capire se l’impianto sta lavorando bene o se sta solo “facendo finta”.

Conclusione

La piscina privata non è una zona franca dalle regole dell’igiene.
È semplicemente un ambiente dove il controllo dipende dalla consapevolezza di chi la gestisce.

Analizzare l’acqua periodicamente.
Affidarsi a laboratori qualificati per i controlli microbiologici.
Tenere sotto controllo i parametri chimici.

Non è esagerazione.
È buon senso tecnico.

L’acqua che sembra bella può essere chimicamente sbilanciata.
L’acqua che non dà odore può comunque ospitare batteri.
Solo i dati raccontano la verità.

Monitorare la qualità dell’acqua di piscina, anche privata, significa proteggere la salute, tutelare gli impianti e godersi davvero il bagno senza pensieri.
La piscina deve essere un piacere, non un rischio mascherato da acqua azzurra.

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